Quando provi l'esperienza del sentirti male sul serio, quando ti ritrovi nel cuore della notte svenuta, sul gelido pavimento del bagno, e vivi sola, e poi riprendi conoscenza "grazie" a dolori talmente forti che non riesci a respirare, ad alzarti, a ragionare, a raggiungere il telefono per chiamare l'ambulanza, e sei lì, avvolta da un surreale bozzolo di silenzio, incapacità a reagire, sudore gelido e tachicardia paralizzante...
tutto ciò premesso, e considerata la premessa parte integrante della presente riflessione...
... ti rendi conto che non è assolutamente una cazzata la storia del "e ti passa tutta la vita davanti".
Ti rendi conto che la vita è una, e ci sono mille cose che avresti voluto fare, e hai trent'anni, che non sono tanti, ma diciamo che non sono neanche pochi, e pensi che hai buttato un sacco di tempo senza inseguire te stessa e i tuoi desideri, senza realizzarti nel lavoro, negli affetti, tanta roba. Stai lì e vuoi avere tempo, perchè vuoi vedere posti, fare cose, vuoi avere accanto qualcuno che ti ami ti prenda in braccio e ti porti in ospedale, vuoi smetterla di vivere nel perenne inseguimento di qualcosa di cui non riesci a disegnare il contorno, vuoi "fermarti", trovare la pace.
Così pian piano ritorni in te, a fatica raggiungi il comodino, chiami l'ambulanza, aspetti sul letto, arriva, arrivano mamma e papà, ti rivoltano come un calzino, e tutto ricomincia a girare per il verso giusto.
Bene, appena mi rimetto in sesto del tutto si cambia strategia: anno nuovo, vita nuova.